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guanti

IMMAGINI
A Giovanna Santo Stefano, a Livia, a Ronen perché ... *
* perché le dediche - come l’amicizia - non si spiegano
In un sottoscala, in un ripostiglio,
di giorno di notte è tutt’un bisbiglio.

Di un rosa-improbabile un guanto di gomma 
di sue frustrazioni teneva la somma,
dei sogni irraggiunti facendone un dramma,
diceva agli amici: "Vedesse... la mamma!".
Di un giallo-schiacciante o rosso-banale
tant’altri compagni lamenta’ il lor male;
se quelli arancione, di un brutto-vistoso,
le cure domestiche piange’ gravose,
chi verde-nefasto, chi azzurro -abissale
gli affanni donneschi ritiene letale:
sapendosi l’alma di nobil natura,
l’aspetto sì vile... lor trova’ iattura.
Dei bei sogni infranti tirando la somma,
piangeva: "Son tanti!" ogni guanto di gomma. 
Ci avesse creati liftato stilista, 
lodato da Vogue - patinata rivista -
di quelli che vede la vita leggera
facendo guantini, stagion Primavera;
di quelli che mani, le sere d’Estate,
protegge’ dal fresco con guanti di rete;
di quanti che contro gli Inverni gelati
ci fan senza dita... ma cari ammazzati!..." 
Suoi sogni palesa quel guanto che dice:
"Se fossi di nappa... sarei sì infelice?
o se mi guarnisse motivo intrecciato,
se fossi cortino, sul polso arricciato,
avessi un risvolto leopardo, ocelot,
avessi le frange, un decoro déco,
trafori se avessi di trine a raggiera... 
ed è sol mattina... figurati a sera!"
Accanto un compagno, strappato sul dorso,
si immagina avere profili di orso,
si immagina avere un merletto plissé,
si immagina trendy in camoscio glacé:
"Sarei da mattina... da cine... da ballo...
se tenera nappa bordasse il sangallo?"
si immagina essere il solo elegante,
ma allarga lo strappo nell’acqua bollente.
Un altro esclamava: "Se fossi fiorato:
di rose cosparso - più aiola che prato -
se come si narra dei nostri antenati,
di rose recassi gli odor profumati;
estroso modello, stagion Primavera
- adatto da giorno... pel cocktail... la sera? -
or dunque se fossi di fiori trapunto..."
ma il bordo dei piatti scarnisce dall’unto.
Un altro pulisce e nel mentre si lagna,
al gotico pensa, alle mode in Borgogna:
"Modello da giostra, scaccato, smerlato,
Simone Martini m’avrebbe ideato; 
o avessi metalliche dita di maglia
il prode barone m’avrebbe in battaglia!".
Sinistro, il collega, sbiadito il suo rosso,
di cacce col falco si lagna dappresso.
"Fratelli", tuonava un altro più austero"
ad uso del clero sarei forse nero?
Con gemme sul dorso, di grosse di fine,
a grasso prelato guarnissi braccine, 
con nappa sul fondo che scende, che pende...
non m’hanno proposto... lavare le tende! 
Se fossi del papa, starei sempre in chiesa...
sciacquarle dappoi... voi capite che offesa!" 
Le dita corrose, un altro è invidioso:
"Amici", lui dice "sarei io più prezioso!"
- è solo tedioso, una lagna davvero -
"Sarei luccicoso, di gemme di oro,
con perle e rubini, azzurrati zaffiri,
giacinti e smeraldi che fan ghirigori...
"ma nella tinozza immerge il bucato...
è solo di gomma... un vero peccato! 
"Se fossi alla corte" uno incalza "di Spagna,
d’Italia, di Fiandre, di Francia, Alemagna,
matrona mi calza che viene d’Olanda 
- di pizzo, di trine le mode comanda’ -
se fossi a Venezia, su mano di dama,
con un arabesco che d’oro si sgrana,
l’imbocco del polso ch’è tutto un frastaglio...
ognuno vorrà tale dama per moglie!"
"Con grande risvolto o corto all’opposto,
così il Cinquecento ci ha spesso proposti:
da dita trinciate - fu moda francese? -
ne usciva’ gli anelli, lo stemma Farnese, 
ne usciva’ castoni con giallo topazio..." 
- ma lava tazzine... capite il suo strazio -
"Ornare pensavo le man delle belle... 
conosco le stalle, mai vidi le stelle!"
"Di Paoli, Ferrandi, amanti furtivi,
le mani inguantassi dei ganzi giulivi,
io fossi modello, di quei di Parigi,
seduco Francesche oppur Fiordiligi!
Davvero elegante, invero à la page,
le manze conduco dal Foro in garage..."
ascolta’ altri guanti... tal cosa mai vista
... ma sporco, una mano, si toglie il sinistro;
e il socio declama: "Giulietta Romeo:
m’avessero scelto... veniva... un cammeo!"
Ne narra l’incontro, si sente a teatro:
"Giulietta che aspetta, che va avanti e dietro,
arriva l’amato sciccoso, acchittato,
dicendole ‘Salve!’, mi ostenta infilato
ed ella mi accosta, progenie di Eva..." 
ma sporco, altra mano, quel destro si leva.
"Se fossi... vivessi nel Millessssseicento",
un altro pensava: "avrei nastri d’argento; 
se d’un moschettiere falangi stringessi,
all’alba i duelli... se tal guanto fossi
... ma dopo il fioretto... se faccio salotto...
io cingo alle Armide ogni costola, il petto:
darei loro un fior, lor mi bacia le punte..."
ma parla d’amore tra pentole unte.
"Se d’un fantaccino, di Spagna di Francia,
scaldassi quel palmo ch’agguanta la lancia,
battessi col dorso al destriero la groppa, 
la daga tenessi, mentr’esso galoppa, 
da mani insidianti salvassi la mia 
Alcina, Albertina... oppur chicchessia: 
forgiato metallico guanto agguerrito..."
...ma pel detersivo gli viene il prurito!
"Rosette, galani, è la cosa più certa, 
così sarei certo, vivessi a Caserta,
... lì lesto un contino invaghito m’afferra
qualora a sciantosa cadessi per terra... 
con moti d’aurora a vezzosa mi porge..." 
ma dentro al bidet qualcheduno l’immerge.
"Vivessi a Versailles... " - ma vive in cucina! -
"di tulle, di faille..." - usa lui varechina.
Un altro diceva: "Se fossi... se stessi...
vivessi a Parigi con Lola, con Thessy,
la Senna, l’assenzio, serate d’antan,
con quelle ballassi sfrenati cancan,
la mossa sfrontata... sottane rialzate...
ornato di pizzi, giganti, fiorati;
oppure stringato strettissimo al braccio:
davvero lo so... potrei fondere il ghiaccio!"
Quell’altro che invece risciacqua sei piatti,
diceva: "Potessi guidare Bugatti;
bicchieri, posate sia altri a nettare,
ché io sulle piste conduco Ferrari:
di rosso pellame, bottoni a pressione,
forato sul dorso... per man di campione; 
audace, grintoso, modello sportivo..."
ma lava il lavello, non ha il detersivo.
Dicendo: "Si fosse modei da mattina..."
degli altri s’affanna’ tra bagno e cucina;
pensando: "Si fosse modelli da giorno..."
tant’altri s’affonda’ nell’antro del forno;
sebbene vorrebbe’ inguantar le modelle 
... il lattice strazia’ nettando piastrelle...
ma insiste’: "Si fosse... si stesse..." – peccato: 
giammai l’Alta Moda abbia loro inventato!
"Di nappa o capretto, con bianchi pois,
su mano coquette passeggiar in città:
e sfido l’Armando, l’Alfonso, la gente,
se quella mi calza... far finta di niente;
agli uomini garbo di daino o coppale,
se stretto, dal polso, m’allarghi fatale 
... seduco, conquisto, ognuno è rapito,
s’al labbro m’accosta, baciandomi un dito!"
"Si fosse in camoscio, con bionde impunture,
in mano a Turiddu - diciamolo pure! -
comprate violette, le porge alla bella: 
s’accende un sorriso sul viso di quella;
e prende a ceffoni qualunque gagà
che due complimenti alla bella farà!"
ma mentre lor sogna’ d’amore le guerre...
con scope, con stracci pulisce’ per terra.
Un altro fingeva, le punte macchiate:
"Da fiero leopardo cavato, conciato..."
il mignolo alzato sostiene con boria
- con fare da dandy... ma capa cicoria! -
"Se son di leopardo, se son di giraffa...
usando ogni giorno zuppiera e caraffa..."
si sogna di esser la Jackie, l’Evita,
ma sfrega e risfrega sui vetri le dita.
"Se il braccio avvolgessi di opima soprano,
quand’ella gorgheggia, terrebbe me al seno...";
un altro vagheggia: "Mi avesse una star,
che lubrici fiati d’attorno... che far...? 
guaina aderente dal gomito in alto,
oggetto di caccia di maschi all’assalto:
più d’un baciamano mi avrebbe sfinito...!"
ma dove c’è polvere, strofina col dito.
Si perde nei sogni, lontano d’affanni,
quel destro che torce e ritorce dei panni:
"In mano di bella, premuto al suo cuore..." 
lui sogna sussurri, mielato rumore.
Eppure da solo finisce il bucato
... perché suo fratello... da molto ha forato... 
ed ora nel secchio riposa sognando: 
"Guarnissi la sposa... entro in chiesa cantando!" 
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