"RIMAasugli & RIMAnenze... RIMEstati... daran niente?" - Manigoldilcartastorie

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"RIMAasugli & RIMAnenze... RIMEstati... daran niente?"

PAROLE > filastrocche
(a mia sorella... quell'altra! sennò... appunto... me se dovesse lamenta'!)

Quasi, quasi, faccio un giro,
pensa un giorno un bel sospiro:
se dal cuore salgo in gola,
dopo in una volta sola,
come freccia che arco scocca,
esco svelto dalla bocca.

Fffh!

No! così mi pare stretto:
poca enfasi ci metto!
Mmmh!

No! così mi pare mozzo:
ho l’aspetto d’un singhiozzo!
Aaaah!

Piano, svelto, forte, lento:
ecco, sono un bel lamento!

Mille orecchie vo’ toccare, 
far tant’occhi lacrimare!
Dove passo cessi il gaudio, 
e comunichi la radio 
la notizia che il sospiro 
hanno molti inteso in giro!

Me, compianga mamma mia! 
me, consoli almeno Dio! 
Si diffonda la notizia 
che smarrita s’è letizia! 
...e la vittima declama: 
“Questa vita... com’è grama! ...

Aaah!

Ma che buco nel calzino! 
Ma che male nel pancino! 
Devo fare la ceretta!
Mi va stretta la scarpetta! 
Come stanca, come pesa, 
per la cena far la spesa!

Oooh!

Per le ferie venti giorni: 
manco parti, che ritorni! 
Il cappotto... dell’altr’anno! 
Ma che noia Capodanno! 
Ma che groppo nella gola: 
si riprende con la scuola!

Eeeh!

Son finite le vacanze! 
Sono solo sette stanze! 
La fantesca da pagare: 
più di me va a guadagnare? 
Devo pure far la dieta?... 
... com’è grama la mia vita!"

Aaah! Eeeh! Iiih! Oooh! Uh!

Il sospiro, soddisfatto, 
or ritorna dentr’al petto...

E se guerre, malattie, 
terremoti, carestie, 
sbarchi in massa d’emigranti, 
genocidi, inquinamento 
- che flagellano ‘sto mondo - 
va qualcuno segnalando...

c’è la vittima che dice: 
“Non parla’... so’ già infelice!”
per Assunta, Ambrogio, Francesco -
chicco che sta sperimentando la fatica che ci vuole a diventare pianta!

Un barattolo di salsa
vuole scrivere poesie:
chiede dunque ad un poeta
che la penna intinga in lui.

“La mia vena non è falsa:
concentrato d’elegie!”
Verso triste, strofa lieta
(... cieli d’alba... cieli bui...)

già pregusta la rivalsa
- messo nell’antologia -
lui raggiungerà la meta:
tra gli aedi pure lui!

Rime lievi come balsa,
rime grevi - quel che sia! -
rima sciolta... chi la vieta
se il poeta crede in lui?
...............

Mentre l’acqua al fuoco bolle,
far le rime fa fatica 
al poeta che si stira
e commenta ad alta voce:

“Pe’ fa’ piange’: le cipolle,
pe’ er piccante la paprììììka,
quando er sugo se ritira
va di burro grossa noce,

che si scioje molle, molle...”
e secondo modo antico,
con il mestolo rigira:
ora lento ora veloce.

Che la pasta non s’incolli,
ch’al palato s’offra amica,
è il traguardo al quale mira:
non gli piace se si scuoce!
...............

“Dopo giorni de digiuno,
pe’ la fame nun ce vedo:
delle rime faccio a meno
... me fregasse d’esse’ aedo!

Sì! ... trovare le parole
perché cuore, messo in stanze,
rima faccia a Giulia a Iole
... oh! c’ho vuota la dispensa!

Dall’inchiostro vanamente
io cavavo qualche verso,
mi strizzavo core e mente
...ma m’è parso tempo perso!”

E siccome il sugo è pronto:
“Come è buono! mi permette?
non lo reputa un affronto
...se ce intingo le pennette?”
Ripiegato, teso o flesso
ci sta un gomito insidioso,
che in dispregio al galateo
- il suo fare ha tale neo -
sgomitando a destra e a manca,
tra la folla avanza arranca.
Sbaragliando le barriere,
lui non chiede “Per piacere!”;
senza garbo, avanti balza:
code e file sempre scalza.
Incurante dei lamenti, 
che da dietro neanche sente:
“Ma che modi!” c’è chi strilla,
ma quel gomito... un’anguilla! 
va saltando file e code
... ed in testa se la gode.
Nel cappotto trincerato,
se in inverno, ma d’estate:
mostra nudo le sue grazie
e ad alcuno dice “Grazie!”.

Qualche volta, raramente,
si riposa mollemente:
accasciato sul bracciolo
- col compagno non è solo -
mentre accanto, ronfa e dorme
un gomitolo ch’è enorme:

fibra morbida, pregiata,
bianca, nera oppur tigrata, 
la sua coda fa un maglione
... per proteggere il padrone,

ha due ferri come baffi,
sogna punti alti e bassi.
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